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Pizzo e Abito da Sposa: storia, tipologie e consigli per fare la scelta giusta

25 Ottobre 2020

pizzo abito da sposa - More abiti da sposa palermo

Il Pizzo e l’Abito da sposa sono un connubio indissolubile fin da metà 800 quando i merletti cominciarono ad adornare i veli da sposa. Da quel momento di strada ne è stata fatta tanta e oggi è un materiale imprescindibile non solo per la sposa, ma anche nella moda: simbolo di ricercatezza e di raffinata eleganza.

Il Pizzo è ricchezza per definizione, perché porta con sé quei valori che lo rendono un unicum fra i tessuti; ovvero quella artigianalità che sconfina nell’arte e la capacità di raccontare le emozioni attraverso dei disegni creati da mani che conservano una tradizione centenaria. Forse proprio per queste ragioni l’Abito da Sposa e il Pizzo sono diventati l’emblema di una bellezza antica e moderna, che non smette mai di stupire.

Nel mio lavoro di stilista mi confronto spesso con molte donne. Il mio stile si relaziona con i desideri delle spose in modo da generare un abito che valorizzi al meglio la loro bellezza e personalità. Per fare ciò propongo diverse linee in combinazione con vari materiali e, nella maggior parte dei casi, il pizzo è un dettaglio che le accomuna tutte.

Che sia uno Chantilly o un Macramè, che le ricopra completamente oppure un piccolo dettaglio su un abito liscio, quasi nessuna rinuncia alla preziosità del pizzo.

Proprio per questo ho deciso di scrivere questo articolo; per fare in modo che le future spose abbiano maggiore consapevolezza di ciò che scelgono e si appassionino, come me, alla storia di questo straordinario materiale. 

Il Pizzo o merletto risale a tempi molto antichi. Da alcune fonti si pensa sia nato a Venezia nel 1400. Una tecnica di intreccio irregolare che richiede una grande abilità di esecuzione e che fino a metà del 1500 veniva realizzato esclusivamente a mano. Il cosiddetto “punto in aire” o “punto Venezia” che nella sua evoluzione più fine e sottile divenne “punto Burano”, dal nome della piccola isola della laguna dove ancora oggi si esegue questa preziosissima lavorazione.

In seguito arrivarono altre tecniche come quella a fuselli o a tombolo, con l’uso di un cuscinetto puntaspilli e delle spolette che creano il ricamo intrecciando i fili.

All’inizio il pizzo veniva realizzato in bordi e usato esclusivamente per la decorazione degli altari e il vestiario religioso; poi si estese agli ornamenti per la biancheria dei corredi e solo molto dopo per arricchire gli abiti dei nobili.

Man mano che queste decorazioni entravano nella moda, fiorirono molte industrie artigianali in vari centri d’Europa, che diedero il nome ai caratteristici pizzi prodotti in quelle località.

Così abbiamo: il pizzo Bruxelles (tipico della tradizione delle Fiandre) caratterizzato da fantasie floreali; il pizzo Valencienne, anticamente realizzato a tombolo, leggero e con sfondo geometrico; il pizzo Honiton, uno dei primi a processo industriale, con cui venne realizzato l’abito della regina Vittoria; per poi passare al più famoso, e utilizzato ancora oggi, Pizzo Chantilly dall’omonima città francese.

E’ molto importante capirne la struttura però. Il pizzo è un intreccio irregolare che crea con grande maestria disegni e forme delle più varie. Si parte dal filo per creare un vero e proprio tessuto dalla struttura variabile. Sulla base di questo concetto, dobbiamo differenziare i tessuti ricamati, che in alcuni casi vengono confusi con i pizzi, per esempio il Sangallo: questa lavorazione parte da una base di tessuto liscio, che viene ricamato a filo creando dei decori. Oggi si usa spesso ricamare una base di tulle a filo creando dei motivi floreali che ricordano il pizzo. Un esempio di questa lavorazione è il modello Irma della collezione Déjà-Vu. Mi piacciono tantissimo anche questi tessuti, ma sono un’altra cosa a cui dedicheremo un altro articolo.

Ora, tornando al pizzo, analizziamo insieme alcune tipologie più nel dettaglio, anche in base all’utilizzo su un abito da sposa.

Partiamo con il Pizzo Macramè: di origine mediorientale, è caratterizzato dalla sua consistenza più corposa; viene realizzato con un filato grosso mediante un tipico intreccio a nodi; è utilizzato spesso per dare volume e corposità all’abito da sposa. Mi piace consigliarlo a ragazze dal fisico più esile, per consolidare la figura. Questo pizzo è perfetto per un matrimonio invernale.

Il Pizzo Chantilly: leggero e delicato, in origine realizzato esclusivamente in seta, oggi le versioni più preziose sono in alta percentuale di cotone, quasi sempre con fantasie floreali. È il pizzo per eccellenza pensato per gli abiti da sposa; la sua eleganza lo rende adatto ad ogni tipo di rivisitazione, donando all’abito classe e raffinatezza. Lo uso spessissimo in molte mie creazioni, sia da protagonista assoluto -con abiti interamente rivestiti da questo prezioso materiale- che per piccoli dettagli che conferiscono uno stile riconoscibile all’abito da sposa. Lo consiglio a quasi tutte le mie spose, perchè amo la sua bellezza semplice e mai invasiva.

Su molti abiti da sposa si trova anche ricamato; è una lavorazione che viene fatta successivamente per dare luce e ricchezza al tessuto.

Il Pizzo Rebrodè: sempre di origine francese, con i suoi ricami su base chantilly ma profilati con cordini a rilievo solitamente in filo lucido, ricco e ricercato con i suoi tralci di fiori. Indicato per una donna attenta ai particolari, che ricerca un abito da sposa da un carattere ben definito; un merletto indicato per i corpetti.

Inoltre un accenno lo merita il Pizzo Crochet o merletto all’uncinetto, tipica delle lavorazioni di coperte e tovaglie dei ricchi corredi nel sud Italia e non solo, ma che può essere declinato sugli abiti da sposa per piccoli particolari o per lavorazioni geometriche 3D di corpetti o maniche. Un tocco di tradizione rielaborata in chiave moderna, che può impreziosire un abito da sposa con una particolarità inaspettata come gli abiti della nostra collezione Plumeria.

Una delle grandi qualità del pizzo è che ne esistono innumerevoli disegni e fantasie, con diverse finiture e grammature, in modo da essere utilizzato a seconda delle esigenze; per dare valore a piccoli particolari, con magari un pizzo a rilievo e dal ricamo più importante, o per valorizzare l’intera figura, realizzando abiti completamente in pizzo con una trama impalpabile e dal motivo raffinato.

Il classico abito da sposa di pizzo lo immaginiamo bianco seta ma, in realtà, si possono scegliere anche tonalità più calde, specie con filati più spessi, per esempio in cotone, oppure con una sottogonna dal rosa tenue, per dare rilevanza alla fantasia del pizzo in contrasto. Non c’è una regola prestabilita. Molto dipende dal gusto personale, ma è buona regola non appesantire mai la linea della sposa con volumi troppo ampi se si sceglie un materiale così prezioso.

Stesso discorso vale per gli accessori. Un abito interamente in pizzo, non necessita di un velo prezioso; sceglierne uno corto o in tulle taglio vivo bilancia l’effetto generale e non distoglie l’attenzione sull’unica protagonista: la sposa.

Ultimo consiglio: se siete una sposa invernale, le maniche lunghe in pizzo sono un tocco di classe capace di donare grande eleganza alla vostra silhouette, un esempio è il modello Sofia della nostra nuova Collezione Secret Garden.

Qualunque sia la vostra idea di abito da sposa, ricordatevi sempre che un tessuto non è mai solo un materiale privo di vita, ma è qualcosa che avrà la capacità di legarsi alla vostra personalità e raccontare in un solo sguardo chi siete. Proprio in questo sta la bellezza di un abito da sposa sartoriale creato su misura per voi, ovvero nel saper interpretare i vostri desideri e raccontarli anche con l’eleganza di un pizzo.

Amo gli abiti da sposa in pizzo perché riescono a coniugare il gusto sartoriale di un materiale così ricco di storia con lo stile contemporaneo che contraddistingue il mio brand. Tradizione e modernità si incontrano per riuscire a soddisfare le esigenze di tantissime future spose. Trovo affascinante quanta storia e tradizione si nasconda tra i nodi di un tessuto, forse anche per questo ho scelto di dedicare la mia vita a questo lavoro.  Conservo gelosamente i corredi di famiglia, li tengo come archivio per studiare disegni da riproporre anno dopo anno. Passo tantissimo tempo a consultare libri di punti e di storia del costume, e mi piace poter far appassionare le mie clienti a questo grande valore sartoriale.

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